mercoledì 22 aprile 2026 - 07:27
Appello dell’Ayatollah Arafi agli ulema per l’unità e il dialogo

Nel suo messaggio, l’Ayatollah Arafi avverte che ciò che accade oggi non è solo un conflitto militare, ma un passaggio decisivo destinato a influenzare il futuro del mondo islamico e persino le basi etiche delle relazioni internazionali; se infatti si affermasse il principio per cui è possibile attaccare uno Stato nel pieno di negoziati, nessuna nazione indipendente potrebbe più partecipare con fiducia al dialogo.

Agenzia Hawzah News – In una lettera rivolta agli ulema musulmani, l’Ayatollah Alireza Arafi li richiama al loro ruolo storico: difendere i principi condivisi — la sacralità della vita umana, la condanna dell’aggressione, la fedeltà agli impegni e la centralità del dialogo — per impedire che le terre islamiche diventino scenari di guerre incessanti.

La storia dell’Islam dimostra che, nei momenti più difficili, sono stati gli ulema autentici a guidare la comunità verso chiarezza e rinnovamento. Anche oggi il mondo islamico attraversa una fase complessa: da un lato si aprono possibilità di rinascita e indipendenza, dall’altro incombono crisi profonde. In tale contesto, la lucidità e il coraggio degli ulema sono decisivi.

Nel Corano e nella tradizione del Profeta, l’essenza dell’Islam si fonda su pace, sicurezza e dignità umana — una pace che nasce dalla giustizia e dalla responsabilità, non dalla debolezza. Quando gli ulema hanno agito in unità, il mondo islamico ha conosciuto sviluppo e stabilità; quando invece sono prevalsi settarismi e divisioni, si sono create le condizioni per sedizioni e conflitti.

L’Ayatollah Arafi ricorda poi che una strategia costante dei nemici consiste nell’alimentare divisioni confessionali per indebolire la visione unitaria della comunità islamica; uno sguardo ampio e consapevole permette invece di riconoscere i veri nemici dell’umanità.

Il testo richiama anche la Rivoluzione Islamica dell’Iran, definendola non un evento meramente politico, ma un’esperienza capace di riaffermare il legame tra religione, dignità, indipendenza e progresso. Negli ultimi decenni, l’Iran non ha avviato guerre, pur avendo subito conflitti imposti, a partire dalla guerra degli otto anni (la guerra Iran-Iraq, 1980–1988).

Nonostante ciò, negli anni successivi si sono moltiplicati i tentativi di delegittimazione e le tensioni regionali. Più recentemente si è aperta una nuova fase segnata da un conflitto: un’aggressione da parte degli Stati Uniti e del regime israeliano, con gravi perdite umane e distruzioni diffuse. Particolarmente rilevante è che tali eventi si sono verificati mentre erano in corso negoziati, colpendo direttamente il principio stesso del dialogo.

In questo quadro, il silenzio o la collaborazione di alcuni attori regionali suscitano rammarico. L’Iran ribadisce tuttavia di considerare i Paesi vicini come fratelli e limita ogni risposta al diritto di difesa contro le basi da cui partono operazioni militari.

Il punto centrale è chiaro: quanto accade oggi ridefinisce le regole del sistema internazionale. Se la guerra sostituisce il dialogo, la fiducia tra le nazioni viene meno. Per questo il ruolo degli ulema diventa ancora più decisivo: devono scegliere se restare passivi o agire per difendere dignità, unità e indipendenza dei popoli musulmani. Il Corano richiama i credenti alla fermezza e all’unità: realizzare questo insegnamento richiede oggi più che mai consapevolezza e coesione.

La lettera si chiude con un appello alla responsabilità storica: le generazioni future giudicheranno se, in questo momento cruciale, gli ulema avranno scelto la divisione o la difesa della dignità dell’Umma islamica. L’auspicio finale è che prevalgano saggezza e solidarietà, perché il dialogo sostituisca la guerra e la convergenza prenda il posto della divisione, contribuendo a ridurre le sofferenze e a rafforzare la sicurezza e l’onore del mondo islamico.

A cura di Mostafa Milani Amin

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